Fanzine Potok

La Fanzine del progetto Dentro e fuori le parole. Guerra e pace in Friuli Venezia Giulia ha costruito la propria redazione intorno al gruppo di studenti e studentesse della SSLMIT (Sezione di Studi in Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori del Dipartimento IUSLIT (Scienze Giuridiche del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione) dell’Università degli Studi di Trieste e dell’ITS G. Deledda – M. Fabiani di Trieste che hanno partecipato all’iniziativa. 

A guidare l’esperienza è stata una visione di giornalismo che va oltre la semplice notizia: l’obiettivo è analizzare, descrivere e comprendere un fenomeno, collocandolo nel contesto normativo, sociale, economico e politico in cui si inserisce.

Il lavoro è stato svolto sia in presenza – nel corso di due settimane intensive, una a  novembre e una gennaio – sia online.

Pre-produzione

La prima settimana in presenza è stata fondamentale per avviare l’ideazione e lo sviluppo condiviso della rivista, oltre a fornire ai*lle partecipanti gli strumenti di base per la scrittura di un articolo di approfondimento.

Principali strumenti condivisi con il gruppo di redazione

  • Fonti dirette e indirette;
  • Ricerca e studio: “mappa” dei contenuti, organizzazione delle fonti e dei blocchi narrativi, montaggio dell’articolo, descrizione di un fenomeno dal generale al particolare e viceversa;
  • Preparazione e conduzione intervista: tecniche generali per la conduzione di una buona intervista e consigli pratici relativi al setting e agli strumenti/dispositivi necessari;
  • Postura “sociale”: costruzione relazione di fiducia e approccio rispettoso, chiaro e coerente verso l’interlocutore che si va a intervistare, soprattutto quando si tratta di persona che ha vissuto in prima persona eventi traumatici/condizioni di marginalità, discriminazioni, ecc… 

Una redazione itinerante

Per i laboratori in presenza di novembre e gennaio la redazione è stata ospitata in diversi luoghi della città:

  • Hangar Teatri;
  • Biblioteca ITS Alessandro Volta;
  • Casa Internazionale delle Donne;
  • SSLMIT (Sezione di Studi in Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori del Dipartimento IUSLIT (Scienze Giuridiche del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione) dell’Università degli Studi di Trieste;
  • Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste.

La scelta di non avere un luogo “fisso” di incontro, ma di costruire una redazione itinerante,  ha permesso al gruppo di immergersi in contesti differenti e di entrare in contatto diretto con realtà culturali, formative e politico-sociali della città. Questo movimento nello spazio ha reso concreta e visibile la complessità del territorio, offrendo ai*lle partecipanti un’esperienza diretta di quella stratificazione di storie, memorie e conflitti che il lavoro giornalistico avrebbe poi cercato di restituire sulla pagina. .

Indagare la complessità

Il lavoro giornalistico proposto dalla Fanzine si è fondato sull’idea di un’informazione in grado di andare a fondo, prendendosi il tempo necessario per comprendere e restituire la complessità dei fenomeni osservati. Non una produzione rapida di contenuti, ma un percorso di ricerca attento e stratificato, basato sull’ascolto e l’analisi delle fonti e sulla verifica dei dati. In questa prospettiva slow, l’obiettivo non è soltanto raccontare un fatto, ma contestualizzarlo, metterlo in relazione con il quadro storico, sociale e politico in cui si inserisce e, così facendo, offrire al pubblico strumenti per orientarsi in una realtà articolata e talvolta contraddittoria. 

Una postura di questo tipo si pone consapevolmente in contrasto con una parte del giornalismo contemporaneo, in cui il lavoro di mediazione tende progressivamente a ridursi e l’attenzione si concentra perlopiù su contenuti rapidi e sintetici, pensati per reggere il ritmo frenetico del web e dei social network. Pur riconoscendo l’importanza della tempestività e della “capacità di reazione”, la redazione ha scelto di rivendicare uno spazio per l’approfondimento in cui mettere in luce (alcuni) nodi del nostro tempo e, laddove possibile, interrogarsi e andare alla ricerca anche di possibili soluzioni, contribuendo a costruire consapevolezza e responsabilità collettiva.

I contenuti della fanzine

Nella scelta degli articoli da scrivere e successivamente pubblicare, la redazione ha deciso di tessere un filo narrativo capace di legare il tema centrale del progetto -la Seconda guerra mondiale in FVG e la questione femminile- alla contemporaneità. La selezione è avvenuta in maniera collegiale durante il laboratorio in presenza di novembre. 

Klarissa Lamprati racconta il Narodni dom, uno dei luoghi simbolo di Trieste, che racchiude una parte importante della storia della città. Nel suo articolo ne ripercorriamo la storia, dalla fondazione agli inizi del Novecento secolo all’incendio fascista del 1920, arrivando alle recenti occasioni di riconoscimento dell’identità condivisa nella Trieste contemporanea.

Con Emanuele Fancello restiamo a Trieste e ci lasciamo trasportare dagli spartiti delle canzoni popolari della prima metà del secolo scorso, mostrando come la musica possa diventare un vero e proprio strumento di memoria. Le melodie, infatti, non solo fermano nel tempo i momenti storici più rilevanti di un territorio, ma li rendono vivi e accessibili anche per le generazioni future. 

All’impatto della scienza nella produzione di armi e materiale bellico è dedicato l’articolo di Irene Rivola. Dalle sostanze naturali impiegate dalle civiltà antiche fino alla fissione nucleare e agli arsenali contemporanei, l’evoluzione delle armi riflette il progresso tecnico-scientifico. Tra responsabilità etica, diritto internazionale e trattati, una domanda resta quanto mai attuale: l’umanità è in grado di governare le proprie scoperte?

L’odonomastica femminile in Italia e, in particolare, a Trieste è invece al centro del lavoro di Nicole Bacarat. La sua indagine mette in luce come ancora oggi gran parte delle vie e delle piazze del capoluogo giuliano sia dedicata a uomini: è il riflesso di una società patriarcale che fatica a riconoscere il contributo delle donne -artiste, letterate, scienziate, partigiane- alla società. È arrivato il momento di cambiare passo. 

E tremendamente attuale è il reportage di Elisa Augeri sulla violazione dei diritti delle persone richiedenti asilo a Trieste. Esclusi dal sistema di accoglienza e vessati da prassi arbitrarie e discriminatorie centinaia di persone si ritrovano costrette a vivere in strada. A dare loro supporto è una parte della società civile che da tempo ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.

Alessio Giordano